napoleone

Edit I – Un esordio tutto al femminile

Niente di meglio di un bel double feature per passare le feste! Col Natale arrivano due interi capitoli de Il corpo di Carmilla: Io comando l’inferno (capitolo II) e Il ricatto (capitolo III).
Al primo giro di boa emergono due dati significativi: il primo è che il coraggio di raccogliere la sfida e cominciare a scrivere Il corpo di Carmilla l’hanno dimostrato per prime le autrici (gli uomini hanno preferito saltare il turno e rimanere comodamente a guardare…), il secondo è che il personaggio di Matska – l’ambigua “madre” di Carmilla – ha incuriosito molto i nostri autori. A metà strada tra un sicario e una spia, Matska è un’abile manipolatrice e una donna spietata. Leggi il resto di questo articolo »

Alt I – Un esercizio di crudeltà

Pubblichiamo di seguito la prima delle Alternative di Carmilla. Di cosa si tratta? Le “alternative” sono tutti quei capitoli che non sono stati selezionati per la stesura ufficiale o che sviluppano digressioni dalla trama principale (i cosiddetti spin-off). Come previsto dal regolamento questi racconti verranno pubblicati nella loro forma originale a termine del progetto su questo sito.
Come mai pubblicarne uno con tanto anticipo? Abbiamo fatto uno strappo alla regola per due buoni motivi: il primo è che volevamo ringraziare l’autrice – Martina Esposito – che è stata la prima in assoluto tra gli autori che ci hanno inviato i loro contributi, il secondo è per chiarire meglio – con un esempio concreto – il meccanismo delle Alternative di Carmilla spiegato nel Regolamento. Per non creare confusione, vi ricordiamo di non considerare questo capitolo come ufficiale, ma solo come una piacevole lettura. Per la stesura dei vostri capitoli non tenete quindi in considerazione i fatti raccontati di seguito.
Martina ci da anche l’occasione per affrontare la questione dell’introduzione di nuovi personaggi nel romanzo. Il personaggio che lei introduce è descritto sinteticamente in una scheda – preparata da lei – che compare in calce al suo racconto. Invece i personaggi introdotti nei capitoli selezionati, appariranno in coda all’elenco nella pagina Dramatis personæ, alla voce “Personaggi introdotti”. Ricordiamo comunque, per evitare il caos, che è buona norma introdurre un nuovo personaggio nel romanzo solo ed esclusivamente se indispensabile.

In una piccola villa, molto distante dalle rovine del castello di Karnstein, vivevano gli Spielsdorf o perlomeno quello che rimaneva della famiglia. Le luci dell’abitazione erano tutte spente poiché era notte fonda. Tutto taceva, la servitù riposava nelle proprie stanze. Nei sotterranei il congegno di riscaldamento muoveva ininterrottamente i propri ingranaggi. Leggi il resto di questo articolo »

III – Il ricatto

Era prima mattina, nonostante ciò i tendaggi pesanti restavano tirati. Il generale Spielsdorf guardava, col cuore contratto in uno spasmo, la lucida spianata del pesante tavolo di mogano. I confini dell’impero dell’aquila a due teste erano srotolati sul ripiano occupando quasi tutto lo spazio a disposizione. Un pesante fermacarte di cristallo di Boemia teneva saldamente la posizione nell’angolo in alto a destra. Leggi il resto di questo articolo »

II – Io comando l’inferno

Napoleone BonaparteIl paesaggio mutava sempre. A volte era un deserto soffocante, un ponte, un bosco, una forra in cui transitare in fila indiana oppure (la sua preferita) una distesa infinita di neve farinosa. Eppure – nonostante le inevitabili variazioni sul tema – c’era una costante comune a tutti i campi di battagli. Napoleone Bonaparte la cercava senza successo da più di cento anni, era la sua ossessione.
L’imperatore osservava incuriosito lo scenario bellico: una pianura ondulata, chiazzata d’erba fresca e odorosa, delimitata da un bosco di conifere sulla destra e da basse colline coltivate a vite sulla sinistra. Il bosco si estendeva per diversi chilometri fino ad arrivare alle montagne che si intravedevano in lontananza. Non si sentiva un alito di vento, per la sua fanteria quella era la condizione ideale.
«Disponete l’artiglieria meccanizzata sulla sinistra – disse Napoleone accarezzando il cavallo su cui era appollaiato –, sopra quella collina».
«Ma imperatore, così la nostra fanteria sarà sotto tiro».
«Eseguite». Rispose laconico Napoleone infagottato nel suo mantello.
Grandi masse di soldati – fradici per la pioggia caduta ininterrottamente per tutta la notte precedente – si muovevano curvi sotto il peso dei propri armamenti. Erano tanti uomini, sì, ma si spostavano silenziosi come fossero un corpo unico: una poltiglia grigiastra fatta di carne e ferro che lentamente inghiottiva la pianura. Tra loro c’erano soldati talmente mutilati da essere irriconoscibili.
Il Genio Militare era intervenuto sostituendo gli arti perduti con spaventose protesi meccaniche. L’industria bellica francese ogni volta si superava sfornando braccia che erano anche mortai, seghe e pugnali, gambe che – all’occorrenza – potevano troncare in due un uomo con un calcio e tutta una serie variegata e infinita di strumenti di morte. Quegli orribili accessori si contavano a decine di migliaia tra i soldati francesi ridotti a puzzle umani. Li avevano rappezzati con braccia arrugginite di ogni tipo, gambe scheletriche di zinco scheggiato, articolazioni delle spalle a fisarmonica, colonne vertebrali dentate e ammortizzate, calotte craniche rinforzate in acciaio: i migliori prodotti di distruzione derivati dall’invenzione di d’Alembert. Su quel mare di disperati aleggiava un odore insopportabile di olio lubrificante e polvere da sparo. Leggi il resto di questo articolo »

La guerra secondo Napoleone

La Grande Armée

La strategia di esaurimento – inaugurata da Gustavo Adolfo II re di Svezia – si basava su un principio molto semplice: la resistenza del nemico andava esaurita con determinazione, precisione e cura. La strategia militare adottata da Bonaparte – teorizzata da von Clausewitz e da Antoine-Henri de Jomini – aveva un’unica finalità: l’annientamento totale del nemico. Napoleone sosteneva invece che l’essenziale era annientare la parte più forte dell’esercito nemico, tutto il resto si sarebbe sistemato da solo. Volendo semplificare al massimo (per comodità degli autori) si potrebbe dire che Bonaparte applicò, con una certa costanza, due schemi: uno per attaccare (“le manoeuvre sur les derriéres”) e uno per difendere (”la posizione centrale“). Leggi il resto di questo articolo »

Die französische Armee

La Grande Armée, la “Grande Armata”: così veniva definito l’esercito agli ordini di Napoleone Bonaparte. All’apice della sua potenza – all’inizio della campagna di Russia (1812) – la Grande Armée contava circa seicentomila uomini; per gli standard dell’epoca era enormemente sovradimensionata. Era stato possibile creare un esercito così grande grazie alla pratica, introdotta ai tempi del Direttorio, della coscrizione forzata allargata anche ai paesi occupati. La legge obbligava al servizio militare tutti i cittadini maschi (francesi e dei paesi occupati) che avessero un’età compresa tra i venti e i venticinque anni. L’esercito francese, pesantemente riformato dallo stesso Napoleone, faceva capo esclusivamente a lui. Napoleone seppe farsi benvolere dai propri uomini introducendo premi e riconoscimenti al merito e al valore (come la prestigiosa Legion d’Onore). Entrare nell’esercito e dedicarsi alla carriera militare, era un modo per le classi meno abbienti di elevarsi socialmente. Inoltre Napoleone introdusse norme a favore dei veterani e dei feriti di guerra. Agli orfani e alle vedove dei caduti in battaglia fu riconosciuto il diritto all’assistenza di Stato e ai feriti una pensione. Leggi il resto di questo articolo »

Il vampiro della Sagrada Família

La Sagrada Familia

L’idea di dare un seguito al racconto Carmilla dello scrittore irlandese Joseph Sheridan Le Fanu nasce in Spagna e più precisamente in Catalogna. A dire il vero non è spuntata così, dal nulla, da un po’ di tempo covavo questo proposito (l’avevo accennato anche a diverse persone) ma non riuscivo a trovare un modo sensato per realizzarlo. In Spagna dicevo, ho esagerato col cibo piccante, col sole, coi bagni in mare e con le visite alle costruzioni moderniste: le conseguenze di tanta dissolutezza furono devastanti. La chiave di volta di questo progetto è stato – come nella migliore tradizione del romanzo gotico – un sogno non del tutto piacevole, di quelli che ti restano in testa per diversi giorni e non se ne vogliono andare.
Le Fanu ha ucciso uno dei suoi personaggi meglio riusciti, perché?
Forse non era cosciente del successo che avrebbe riscosso Carmilla (ancora oggi il suo racconto più conosciuto)?

La realtà dei fatti era che lo scrittore irlandese aveva messo una pesante pietra tombale sul cadavere del suo famoso vampiro quasi volesse impedire a chiunque di riesumarlo. Come fare dunque per spezzare i sigilli di Le Fanu? Dove ambientare un ipotetico seguito? In quale epoca?
Qui entra in gioco il sogno di cui dicevo prima, un sogno confuso e appiccicoso in cui Carmilla e i suoi simili non si opponevano all’ordine costituito, ma ne erano parte integrante.
Immagino che, nei giorni seguenti, avessi la faccia di chi sta meditando qualcosa; un’espressione molto diversa da quelle spensierate dei turisti che circolano per le ramblas assolate di Barcellona. La mia sventurata compagna di viaggio, ebbe l’incauta idea di domandarmi a cosa pensassi. Seguirono diverse ore di confessione che si conclusero con un suo sguardo perplesso e così nacque nella mia testa il progetto di Il corpo di Carmilla. Spiegarlo al resto della Redazione di Medeaonline e convincerli a realizzarlo fu la parte più difficile, ma questa è un’altra storia…

Andrea Cattaneo

I – Il patto dei giusti

Un odore acre di sudore e sangue impregnava ogni cosa: dai costosissimi buchara del Transcaspio, agli arazzi di Beauvais, dai capelli di Laura, alle unghie del vecchio Silas. Era il fetore di una moribonda: il medico l’aveva confermato senza giri di parole. Silas a quella cattiva notizia aveva risposto con la solita, stucchevole cortesia. Una volta congedato l’ospite, s’era ritirato nel suo studio e là si era abbandonato a bestemmie e maledizioni. «Come puoi farmi questo?» Aveva domandato schiumante al ritratto di sua figlia Laura, poi – temendo di essere sentito – si era ricomposto con una risatina strozzata.
Mademoiselle de Lafontaine era entrata nella stanza senza fare rumore. Nella penombra si era seduta sullo scrittoio e, impacciata, aveva allargato le braccia con l’intenzione di abbracciarlo. Silas l’aveva fulminata con lo sguardo, poi si era ammorbidito: «Non mi pare il caso».
Nella sua stanza Laura moriva soffocata senza alcuna ragione apparente. Perlomeno così sosteneva il medico, ma Silas conosceva bene la causa di quella disgrazia: era Lei, il mostro che avevano accolto in casa e trattato come una figlia. Ucciderla e mutilarla non era bastato a interrompere la maledizione. Il barone Vordenburg l’aveva messo in guardia sul destino di Laura: l’esecuzione del mostro non avrebbe cambiato le cose, il marchio del vampiro era indelebile. «Solo il fuoco – aveva concluso il barone valutando la scollatura di Laura – avrebbe potuto interrompere la catena di sangue che lega i vampiri alle loro vittime». Leggi il resto di questo articolo »