Edit II – I segreti del bosco di Drunstall
Fräulein Bertha Rheinfeldt è finalmente sotto i riflettori. In Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu, la signorina Rheinfeldt rimaneva ai margini della storia, ma la sua era un’assenza pesante e importante tanto che sarà una delle concause dell’esecuzione di Carmilla. I due nuovi capitoli (anche questa volta non abbiamo resistito!) de Il corpo di Carmilla sono dedicati proprio a lei: raccontano la trasformazione di una ragazza dalla personalità complessa e sfuggente in un essere più simile a una ninfa dei boschi che a un vampiro. Sulle tracce della “dama dei boschi” (così l’hanno ribattezzata gli abitanti dei dintorni del castello degli Spielsdorf) c’è il gruppo Zaide intenzionato a recuperarla per concludere il protocollo incompleto che la riguarda.
Ma le novità non sono finite qui! Due mesi tra una consegna e l’altra sono lunghi da passare e quindi, per ingannare l’attesa di autori e lettori, abbiamo deciso di esplorare un po’ il vasto mondo de Il corpo di Carmilla. A partire da lunedì 15 Marzo, ogni due settimane, approfondiremo con voi le curiosità, la storia e i personaggi del romanzo. Daremo spazio ad aspetti più marginali (persino comici a volte!), ma non per questo meno interessanti (e utili per gli autori).
Per i vampiri lo scorrere del tempo non ha alcun significato, ma per gli scrittori sì. La storia de Il corpo di Carmilla copre un arco temporale di quasi trecento anni: in un lasso di tempo così lungo è umanamente difficile non perdere l’orientamento. Leggi il resto di questo articolo »
V La Dama del Bosco
L’erba tiepida di sole solleticava debolmente le sue guance e il suo naso. Aveva giocato tutto il pomeriggio, poi, stremata, si era accoccolata ai piedi di quella quercia abbattuta. I germogli nati dal ceppo parevano infinite braccia scheletriche volte a carpire la giovane in un abbraccio infernale.
Ma lei era così stanca che il sonno l’aveva sopraffatta proprio lì, nel boschetto.
Non aveva avuto modo né tempo per tornare a “casa”, quella volta.
Avrebbe dovuto usare maggiore cautela, pensò.
Quella sera doveva ricordarsi di prendere la strada che portava al cimitero.
Quando non cacciava, come in quei giorni, la fanciulla occupava il suo tempo in giri solitari e pensosi, canticchiando tristi melodie riempiva il silenzio spettrale delle prime ore dell’alba e di quelle all’imbrunire. Si aggirava passeggiando per il bosco, spiava la vita dei piccoli animali che lo abitavano. Essi però fuggivano intimoriti la sua presenza, più ancora di quanto fuggissero quella degli esseri umani. Così almeno le era sembrato. Quando non trovava di meglio, allora, si perdeva nella contemplazione di lunghe file di indaffarate formiche o di laboriosi ragni.
Quando non era a caccia, il tempo era un bene abbondante che poteva scialacquare con regale prodigalità. Solitamente, lo utilizzava occupandosi del proprio aspetto.
Non voleva rinunciare alla sua bellezza. Amava gli ornamenti e i gioielli, in giorni ormai lontani era solita ammirarne il fulgore e la magnificenza. Ma erano ricordi di un’altra vita. Anche ora se ne adornava con voluttà e compiacimento, solo, non erano più gli stessi di un tempo. Aveva monili di gusci vuoti di nocciole, spaccate con una pietra e bucate con perizia. Conservava in un tronco cavo ogni suo tesoro, collane di piccole bacche rugose, diademi di lucenti ciottoli di fiume, posticci di paglia intrecciata con profumate erbe di campo, pungenti ricci selvatici per guarnire la sua chioma, folta come la criniera di un destriero destinato a rimanere indomito e selvaggio. Leggi il resto di questo articolo »
IV L’istinto del vampiro
Per Bertha si era trattato di un incubo osservato con distacco. La lucidità andava e veniva a ondate con i ricordi più violenti: il dolore al collo, il freddo alle dita di mani e piedi, la fitta al petto, l’estrema unzione, il coperchio della bara che veniva sigillato e, infine, il tonfo della terra con cui l’avevano ricoperta. Poi nient’altro che buio e silenzio.
«Millarca». Bisbigliava Bertha con gli occhi spalancati a fissare l’oscurità. Non c’era aria sottoterra, solo l’odore delle camelie appassite. Leggi il resto di questo articolo »
Alt I – Un esercizio di crudeltà
Pubblichiamo di seguito la prima delle Alternative di Carmilla. Di cosa si tratta? Le “alternative” sono tutti quei capitoli che non sono stati selezionati per la stesura ufficiale o che sviluppano digressioni dalla trama principale (i cosiddetti spin-off). Come previsto dal regolamento questi racconti verranno pubblicati nella loro forma originale a termine del progetto su questo sito.
Come mai pubblicarne uno con tanto anticipo? Abbiamo fatto uno strappo alla regola per due buoni motivi: il primo è che volevamo ringraziare l’autrice – Martina Esposito – che è stata la prima in assoluto tra gli autori che ci hanno inviato i loro contributi, il secondo è per chiarire meglio – con un esempio concreto – il meccanismo delle Alternative di Carmilla spiegato nel Regolamento. Per non creare confusione, vi ricordiamo di non considerare questo capitolo come ufficiale, ma solo come una piacevole lettura. Per la stesura dei vostri capitoli non tenete quindi in considerazione i fatti raccontati di seguito.
Martina ci da anche l’occasione per affrontare la questione dell’introduzione di nuovi personaggi nel romanzo. Il personaggio che lei introduce è descritto sinteticamente in una scheda – preparata da lei – che compare in calce al suo racconto. Invece i personaggi introdotti nei capitoli selezionati, appariranno in coda all’elenco nella pagina Dramatis personæ, alla voce “Personaggi introdotti”. Ricordiamo comunque, per evitare il caos, che è buona norma introdurre un nuovo personaggio nel romanzo solo ed esclusivamente se indispensabile.
In una piccola villa, molto distante dalle rovine del castello di Karnstein, vivevano gli Spielsdorf o perlomeno quello che rimaneva della famiglia. Le luci dell’abitazione erano tutte spente poiché era notte fonda. Tutto taceva, la servitù riposava nelle proprie stanze. Nei sotterranei il congegno di riscaldamento muoveva ininterrottamente i propri ingranaggi. Leggi il resto di questo articolo »
III – Il ricatto
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Era prima mattina, nonostante ciò i tendaggi pesanti restavano tirati. Il generale Spielsdorf guardava, col cuore contratto in uno spasmo, la lucida spianata del pesante tavolo di mogano. I confini dell’impero dell’aquila a due teste erano srotolati sul ripiano occupando quasi tutto lo spazio a disposizione. Un pesante fermacarte di cristallo di Boemia teneva saldamente la posizione nell’angolo in alto a destra. Leggi il resto di questo articolo »
Edit I – Un esordio tutto al femminile

Niente di meglio di un bel double feature per passare le feste! Col Natale arrivano due interi capitoli de Il corpo di Carmilla: Io comando l’inferno (capitolo II) e Il ricatto (capitolo III).
Al primo giro di boa emergono due dati significativi: il primo è che il coraggio di raccogliere la sfida e cominciare a scrivere Il corpo di Carmilla l’hanno dimostrato per prime le autrici (gli uomini hanno preferito saltare il turno e rimanere comodamente a guardare…), il secondo è che il personaggio di Matska – l’ambigua “madre” di Carmilla – ha incuriosito molto i nostri autori. A metà strada tra un sicario e una spia, Matska è un’abile manipolatrice e una donna spietata. Leggi il resto di questo articolo »
II – Io comando l’inferno
Il paesaggio mutava sempre. A volte era un deserto soffocante, un ponte, un bosco, una forra in cui transitare in fila indiana oppure (la sua preferita) una distesa infinita di neve farinosa. Eppure – nonostante le inevitabili variazioni sul tema – c’era una costante comune a tutti i campi di battagli. Napoleone Bonaparte la cercava senza successo da più di cento anni, era la sua ossessione.
L’imperatore osservava incuriosito lo scenario bellico: una pianura ondulata, chiazzata d’erba fresca e odorosa, delimitata da un bosco di conifere sulla destra e da basse colline coltivate a vite sulla sinistra. Il bosco si estendeva per diversi chilometri fino ad arrivare alle montagne che si intravedevano in lontananza. Non si sentiva un alito di vento, per la sua fanteria quella era la condizione ideale.
«Disponete l’artiglieria meccanizzata sulla sinistra – disse Napoleone accarezzando il cavallo su cui era appollaiato –, sopra quella collina».
«Ma imperatore, così la nostra fanteria sarà sotto tiro».
«Eseguite». Rispose laconico Napoleone infagottato nel suo mantello.
Grandi masse di soldati – fradici per la pioggia caduta ininterrottamente per tutta la notte precedente – si muovevano curvi sotto il peso dei propri armamenti. Erano tanti uomini, sì, ma si spostavano silenziosi come fossero un corpo unico: una poltiglia grigiastra fatta di carne e ferro che lentamente inghiottiva la pianura. Tra loro c’erano soldati talmente mutilati da essere irriconoscibili.
Il Genio Militare era intervenuto sostituendo gli arti perduti con spaventose protesi meccaniche. L’industria bellica francese ogni volta si superava sfornando braccia che erano anche mortai, seghe e pugnali, gambe che – all’occorrenza – potevano troncare in due un uomo con un calcio e tutta una serie variegata e infinita di strumenti di morte. Quegli orribili accessori si contavano a decine di migliaia tra i soldati francesi ridotti a puzzle umani. Li avevano rappezzati con braccia arrugginite di ogni tipo, gambe scheletriche di zinco scheggiato, articolazioni delle spalle a fisarmonica, colonne vertebrali dentate e ammortizzate, calotte craniche rinforzate in acciaio: i migliori prodotti di distruzione derivati dall’invenzione di d’Alembert. Su quel mare di disperati aleggiava un odore insopportabile di olio lubrificante e polvere da sparo. Leggi il resto di questo articolo »


Pubblichiamo di seguito la prima delle Alternative di Carmilla. Di cosa si tratta? Le “alternative” sono tutti quei capitoli che non sono stati selezionati per la stesura ufficiale o che sviluppano digressioni dalla trama principale (i cosiddetti spin-off). 

