Il corpo di Carmilla

Alliaume d’Alembert: «Ecco tutta la verità sull’Alembrite»

È il fiore all’occhiello dell’industria francese e l’invidia dei nostri concorrenti stranieri. La ditta d’Alembert di Abainville in Lorena produce Alembriti dal 1775. Alla guida della ditta c’è oggi l’ingener Alliaume d’Alembert degno erede del grande capostipite di questa dinastia di industriali.
Chi è l’ingegner Alliaume d’Alambert, ci parli di lei?
Mi sono laureato all’Académie des sciences de l’Institut de France in matematica: è una tradizione di famiglia e ci tenevo a portarla avanti. Da anni però lavoravo negli stabilimenti di Abainville come semplice operaio.
Semplice operaio? Per quale motivo?
Noi d’Alembert abbiamo sempre fatto così, fa parte del nostro “apprendistato”. In questo modo impariamo a conoscere il funzionamento della ditta in ogni sua parte e poi siamo in grado di condurla meglio. E i nostri brillanti risultati commerciali lo testimoniano.
L’Alembrite è un prodotto particolare il cui funzionamento sfugge a molti nostri lettori. Lei potrebbe spiegarcelo in modo semplice e chiaro?
Ci proverò. In poche parole, il sogno del mio antenato Jean Baptiste Le Rond d’Alembert era quello di aiutare la gente che soffriva a causa di una malattia. Per questo si era dedicato alla Medicina, ma i limiti di questa disciplina sono i limiti stessi del corpo umano che è fragile e spesso si danneggia in maniera irreversibile.
Irreversibile?
Certo: se lei perde un braccio non esiste cura o medico che possa restituirglielo, se il suo cuore collassa nessuno potrà costringerlo a battere ancora, se il suo fegato non funziona più qualsiasi terapia risulterà semplicemente inutile. L’unica soluzione è la sostituzione della parte che ha cessato di funzionare.
Lei parla degli uomini come se fossero macchine…
In effetti si può ben dire che il corpo umano sia né più, né meno un meccanismo complesso e armonioso. Però soffre di gravi difetti di progettazione. I materiali impiegati, per esempio, sono fragilissimi. Lei sa quanto facilmente ci si possa tagliare, o fratturare un osso, o rompere un dente? Immagino di sì. Questo dipende dal fatto che la carne e le ossa sono composti organici estremamente fragili o – perlomeno così pensiamo noi –, poco adatti alla vita pericolosa e frenetica che si conduce oggigiorno.
Quindi voi producete parti sostitutive per organi e arti che non funzionano più?
No, la ditta d’Alembert produce Alembriti. Della produzione di organi e arti che funzionino con le nostri Alembriti si occupano le fabbriche dell’indotto. Ma, se mi permette, torniamo alla domanda iniziale: come funziona l’Alembrite.
Bene, come funziona?
Semplificando al massimo, diremo che un cervello invia tutti gli ordini alle parti del corpo che presiede sotto forma di impulsi elettrici. Questi corrono dalla testa, giù per la colonna vertebrale all’interno del sistema nervoso e raggiungono la loro destinazione in tempi relativamente rapidi. Ecco: l’Alembrite (che noi collochiamo sulla schiena, alla base del collo) intercetta questi impulsi proprio mentre passano nella colonna vertebrale, li interpreta e li traduce in impulsi sonori. Questi “impulsi sonori” non sono altro che suoni emessi a una frequenza elevatissima, impercettibili all’orecchio umano. Bene, questi suoni si propagano all’interno del corpo e raggiungono un arto artificiale attivandolo e facendolo funzionare correttamente. Sono stato chiaro?
Mi sfugge l’utilità di questo meccanismo…
Se lei ha perso una gamba e tenta di muoverla non accadrà nulla, giusto? Ma se lei possiede una gamba artificiale e un Alembrite e vorrà muovere la gamba, le basterà semplicemente pensarlo e l’Alembrite farà il resto.
Ora capisco. Ma questo funziona anche per quegli organi che non si comandano coscientemente?
Se lei si riferisce al cuore o ai polmoni o a tutto ciò che nel nostro corpo agisce “involontariamente” la risposta è sì. Le Alembriti che noi produciamo sono in gradi di fare anche questo.
Come mai, dato che sostenete che l’Alembrite sia una soluzione tanto valida, il suo inventore Jean Baptiste Le Rond d’Alembert, non ha voluto applicarla a se stesso?
Il mio antenato soffriva di una rarissima malattia al sistema nervoso che, all’epoca delle prime Alembriti, impediva la riuscita dell’innesto. Tutti in famiglia abbiamo ereditato quella malattia: potremmo comunque tentare l’operazione, ma – anche con le tecnologie odierne – sarebbe molto pericoloso. Questo è il motivo per cui nessun d’Alembert ha un Alembrite. A volte il destino gioca proprio strani scherzi, non trova?
Molti nostri lettori si lamentano del fatto che il costo dell’Alembrite sia troppo alto. E’ vero?
La tecnologia che impieghiamo per realizzare le nostre Alembriti (e possiamo produrle solo noi, dato che deteniamo il brevetto dell’invenzione) è sofisticatissima e molto costosa. Da quando abbiamo avviato la produzione industriale, su richiesta del governo francese, i costi si sono dimezzati. Nel giro di pochi anni il costo delle Alembriti Zn – il modello di base – è sceso moltissimo e oggi hanno un prezzo che non possiamo comprimere ulteriormente. Però, grazie alla cosiddetta Legge della mano monca, l’esercito provvede economicamente a fornire a ogni soldato un’Alembrite Zn. Per chi non è in grado di acquistarne una privatamente, mi pare un ottimo modo per ottenere un’Alembrite e, al tempo stesso, servire la Patria.

Ecco tutti i modelli prodotti
Alembrite Zn
È il modello base, robusto ed economico.
Velocità:
3700
Alembrite Fe
È il modello avanzato destinato alla produzione di massa, ma ha ancora prezzi proibitivi.
Velocità:
4910
Alembrite Au
Prodotte con una lavorazione speciale sono il massimo disponibile sul mercato.
Velocità:
1740
Alembrite Ti
È il futuro dell’Alembrite. Ancora fuori commercio, ne esistono una decina di esemplari.
Velocità:
4140
Tutte le Alembriti trasmettono impulsi sonori ad una frequenza compresa tra i 110mila Hz e i 150mila Hz. La velocità di propagazione del suono è espressa in m/s.

È vero che l’utilizzo di metalli pregiati, come l’oro, per la realizzazione delle Alembriti serve solo ad alzarne il prezzo?
Certo che no. I metalli impiegati per la realizzazione del nostro prodotto sono scelti per le loro caratteristiche e peculiarità. L’oro, per esempio, è un ottimo trasmettitore sonoro, molti sostengono sia il migliore. Un’Alembrite Au, proprio per le caratteristiche dell’oro con cui è realizzata, è in grado di trasmettere impulsi sonori con una precisione infinitamente maggiore rispetto a un’Alembrite Zn fatta in zinco. Quindi controlla con una precisione e un efficienza assoluta ogni genere di protesi meccanica. Sfortunatamente il costo dell’oro non è quello dello zinco e, di conseguenza, il prezzo al dettaglio cresce.
Lei ha parlato di Patria: voi esportate l’Alembrite anche all’estero, giusto? So che le aziende dell’indotto vendono parti meccaniche anche per corrispondenza, non è così?
Noi siamo una ditta privata e il nostro scopo è offrire il miglior prodotto possibile a chiunque voglia acquistarlo, lo stesso dicasi per tutte le aziende dell’indotto. È chiaro che abbiamo un occhio di riguardo per la Francia (con la quale abbiamo accordi di esclusiva su alcuni prodotti), ma non possiamo precluderci i mercati stranieri. Non vedo cosa ci sia di antipatriottico nel perseguire un onesto profitto.
Cosa impedisce ai vostri concorrenti stranieri di plagiare l’Alembrite?
Il brevetto depositato ci tutela legalmente e poi i numerosi segreti industriali che riguardano l’Alembrite sono ben custoditi dai nostri dipendenti più fidati. Al momento non mi risulta che ci siano tentativi di copiare il nostro prodotto: sarebbero troppo costosi e troppo pericolosi. In molti Stati una tecnologia simile alla nostra sarebbe considerata illegale. Non tutti gli europei sono guidati dalla ragione, intere nazioni seguono ancora stupide credenze superstiziose e convinzioni primitive. Noi francesi da tempo abbiamo fatto un passo avanti e siamo usciti dal medioevo.
Ma l’Inghilterra, così moderna e attenta alle meraviglie della tecnica, perché non tenta il plagio?
Ne ho discusso tempo fa con un industriale inglese. Vede, gli inglesi fanno solo ciò che ritengono sia utile ai loro scopi. L’Alembrite – o una sua contraffazione – darebbe loro molti vantaggi ma, dato che sono orgogliosi e presuntuosi di natura, non ritengono di potersi migliorare con un dispositivo simile. Chieda a un inglese perché non considera l’acquisto di una nostra Alembrite e le dirà che ritiene folle spendere del denaro per acquistare un gingillo francese. Come potrebbe qualcosa prodotta in Francia migliorare un inglese? Loro ragionano così, ma non ce ne lamentiamo, è meglio per tutti noi francesi.
E all’Impero Austro-Ungarico? Là non vendete Alembriti?
In passato sì, qualcuna l’abbiamo venduta. Ma oggi non abbiamo più acquirenti austriaci: da loro è vietato l’impianto di Alembrite. Le pene, a quanto mi risulta, sono molto severe. Addirittura, chi è scoperto con un’Alembrite e non ha un’autorizzazione imperiale, perde i suoi diritti civili e può essere ridotto in schiavitù. Tutto questo perché, penso io, l’aristocrazia austroungarica teme che la povera gente, forte della nostra invenzione, rovesci il suo controllo dittatoriale e reclami quello che spetta loro di diritto: una sana democrazia.

Intervista pubblicata su La Presse, Parigi 1870

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