Banshee!

 

E strillava, e strillava, e strillava. Flannait digrignò i denti e l’afferrò per il collo, la banshee emise una specie di gorgoglio e la fissò stupita. Nel bosco tornò a regnare il silenzio, poi crebbe il suono della pioggia che cadeva.
«Martin», disse Flannait fuori di sé. «Io quest’isterica l’ammazzo».
Ora, dovete sapere che il problema principale con lei è che, la mia giovane collega vampiro, ha un unico modo per risolvere i problemi: eliminarli fisicamente. Il guaio è che la banshee ci serviva viva e vegeta e, possibilmente, intenzionata a collaborare con l’MI1.
«Che hai da strillare», le domandò Flannait. «Si può sapere?»
La banshee farfugliò qualcosa, cominciava a diventare cianotica.
«Mollale il collo», suggerii.
«Ah, giusto. Bada però che se ricominciò a strillare sei finita».
La pioggia ricominciò a cadere a scrosci e io ricominciai a starnutire e a tossire: quella imminente era la quarta bronchite che mi facevo. La mia vita di “ricercatore di mostri” per conto del Governo di Sua Maestà mi aveva regalato una bella quantità di reumatismi, il raffreddore cronico e una gastrite perenne. Poi c’era Flannait: la donna con cui ho passato più tempo in tutta la mia vita e che, con la sua presenza, mi ha ricordato costantemente perché ho sempre evitato il matrimonio come la peste.
«Be’, adesso non parli più».
«Mi chiamo Eevul…», disse la banshee.
«Chi se ne frega», troncò Flannait. «Non ti ho chiesto come ti chiami, lo so già. È un mese che ti diamo la caccia per la contea di Clare. Voglio sapere perché strilli».
«Perché strillo?»
«Ma è scema?» mi domandò Flannait e, in effetti, la banshee non sembrava proprio sveglia.
«Be’, è colpa vostra. Voi avete addosso la morte e io vi volevo solo avvisare, è il mio mestiere. Non lo faccio mica per divertimento».
«Arrivi un po’ in ritardo, cocca», disse Flannait snudando i canini da vampiro.
«Ah», concluse scocciata Eevul. «Be’, lui. Che mi dici di lui? Secondo me farà una brutta fine molto presto».
Mi guardarono entrambe con impazienza come se dovessi avere un infarto da un momento all’altro.
«Etciù!» mi soffiai il naso e rabbrividii, ormai ero fradicio di pioggia. «Ho capito, ho capito: adesso vado alle scogliere di Moher e mi butto di sotto. Ma, se rinasco, giuro su dio che vado a fare il postino!»

17 giugno 2011

Scritto da Andrea Cattaneo

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>