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I – Il patto dei giusti
Un odore acre di sudore e sangue impregnava ogni cosa: dai costosissimi buchara del Transcaspio, agli arazzi di Beauvais, dai capelli di Laura, alle unghie del vecchio Silas. Era il fetore di una moribonda: il medico l’aveva confermato senza giri di parole. Silas a quella cattiva notizia aveva risposto con la solita, stucchevole cortesia. Una volta congedato l’ospite, s’era ritirato nel suo studio e là si era abbandonato a bestemmie e maledizioni. «Come puoi farmi questo?» Aveva domandato schiumante al ritratto di sua figlia Laura, poi – temendo di essere sentito – si era ricomposto con una risatina strozzata.
Mademoiselle de Lafontaine era entrata nella stanza senza fare rumore. Nella penombra si era seduta sullo scrittoio e, impacciata, aveva allargato le braccia con l’intenzione di abbracciarlo. Silas l’aveva fulminata con lo sguardo, poi si era ammorbidito: «Non mi pare il caso».
Nella sua stanza Laura moriva soffocata senza alcuna ragione apparente. Perlomeno così sosteneva il medico, ma Silas conosceva bene la causa di quella disgrazia: era Lei, il mostro che avevano accolto in casa e trattato come una figlia. Ucciderla e mutilarla non era bastato a interrompere la maledizione. Il barone Vordenburg l’aveva messo in guardia sul destino di Laura: l’esecuzione del mostro non avrebbe cambiato le cose, il marchio del vampiro era indelebile. «Solo il fuoco – aveva concluso il barone valutando la scollatura di Laura – avrebbe potuto interrompere la catena di sangue che lega i vampiri alle loro vittime». Leggi il resto di questo articolo »

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