Il Canovaccio

Antefatto: quello che succede in Carmilla di J. S. Le Fanu. Stiria, Austria, 1870 circa – In un castello isolato vivono in totale solitudine Laura, suo padre e le sue due governanti. Una sera, nei pressi del castello, una carrozza di passaggio ha un incidente. I passeggeri (Matska, Carmilla e una terza misteriosa donna che rimane in disparte) ne escono indenni. Matska e Carmilla si presentano come madre e figlia. Il padre di Laura, per permettere a Matska di proseguire il suo urgente viaggio, offre ospitalità a Carmilla cadendo nel tranello ordito dalle due. Carmilla in realtà, è un vampiro e mira a raggiungere sua figlia Laura. Dopo diversi lutti e varie peripezie Carmilla Karnestein viene smascherata e giustiziata.  Il resoconto di tutta la vicenda – messo per iscritto dal dottor Hesselius – è affidato alle parole di Laura che, in seguito, morirà misteriosamente.

Background storico, tecnologico ed esoterico. La sconfitta, l’esilio e la vecchiaia non hanno distrutto Napoleone. Nel 1815 fugge anche da Sant’Elena e riconquista il potere, ne seguono una trentina d’anni di pace armata tra la Francia e il resto d’Europa. Nel frattempo in Francia la ricerca tecnologica (eredità dell’Illuminismo) supera limiti impensabili. Grazie al perfezionamento di un dispositivo inventato da d’Alembert è possibile impiantare protesi meccaniche e organi artificiali su un corpo umano è controllarli col semplice pensiero. Napoleone sperimenta innesti chirurgici di parti meccaniche in sostituzione degli organi che non funzionano più o funzionano male. Così – ridotto a una specie di mostro di Frankenstein – supera i cento anni di età e arriva in buona salute al 1870. La maggioranza dei sui sudditi è costretta con la forza o con l’inganno a sottoporsi a questo genere di interventi. Lo scopo: creare un esercito invincibile di soldati in parte umani, in parte macchina.
Lo status quo nel Vecchio Continente si sbriciola a causa di un trattato di non belligeranza tra Francia e Inghilterra: la prima ha campo libero sul continente, la seconda può dedicarsi al proprio impero coloniale. La Francia invade e conquista in poche settimane Italia e Prussia, poi punta verso l’impero Austro-Ungarico. Gli Asburgo, messi alle strette, decidono di contrapporre alla tecnologia francese il folclore popolare, un mostro che coltivano da tempo: il vampiro. Da secoli hanno diffuso e protetto in gran segreto, in alcune zone dell’impero (tra cui la Stiria) degli esemplari di vampiro capaci di contagiare e di irreggimentare i nuovi vampiri. Le leggi promulgate contro il vampirismo servono solo a gettare fumo negli occhi alla popolazione (sacrificata per nutrire i vampiri). I processi sono messe in scena che servono a recuperare il vampiro scoperto e a sottrarlo con l’inganno ai suoi accusatori. Questa prassi si rende spesso necessaria perché i vampiri, per propria natura, non riconoscono alcuna autorità e si preoccupano solo di soddisfare i propri bisogni. Il governo affianca a ogni vampiro un tutore (Matska lo è stata di Carmilla) che li aiuti e li controlli.

Il dispositivo di d’Alembert. L’Alembrite è applicata sulla colonna vertebrale, all’altezza della settima vertebra cervicale (C2). L’Alembrite (che prende il nome dal suo inventore) è fissata a scapole e  clavicole e penetra in profondità nel corpo fino al midollo spinale collegandosi direttamente al sistema nervoso centrale. I ricettori che mettono in comunicazione il sistema nervoso con l’Alembrite sono composti di un materiale organico segreto tutelato dal brevetto di d’Alembert. Questi ricettori, nei giorni successivi all’innesto, alimentati dallo stesso corpo dell’ospite si sviluppano saldandosi in maniera inscindibile al sistema nervoso centrale.  I comandi volontari e involontari che transitano nel sistema nervoso centrale vengono decodificati e ritrasmessi attraverso un complesso sistema di vibrazioni che sfrutta le parti molli e quelle dure del corpo umano. Gli arti meccanici impiantati sul paziente, dotati di una ricevente regolata sulle frequenze delle vibrazioni emesse da apposite terminazioni (prodotte in vari metalli scelti per la loro capacità di trasmettere il suono) dall’Alembrite, reagiscono immediatamente ai comandi mettendosi in moto. Ogni arto meccanico reagisce esclusivamente ai comandi prodotti da un Alembrite che cominciano con una serie di suoni corrispondenti al suo codice di identificazione univoco. La rapidità della reazione dipende dalla qualità dei componenti: nei primi esemplari era inaccettabile, negli ultimi migliore perfino di quella naturale. I primi modelli di Alembrite era ingombranti e pesanti: si trasportavano come grossi zaini, erano collegati agli arti da azionare con tubi, cinghie e meccanismi complessi e, a causa dei movimenti del paziente, spesso fuoriuscivano dalla carne con danni gravissimi e, in molti casi, mortali. L’Alembrite è alimentata da un motore a moto perpetuo che sfrutta magnetismo, gravità e movimento per generare energia. Gli ultimi modelli hanno le dimensioni di una scatola di fiammiferi. L’esercito francese impiega per le sue truppe l’Alembrite Zn (terminazioni in zinco), prodotta nelle fabbriche d’Alembert di Abainville, nella Lorena. Napoleone Bonaparte è tenuto in vita grazie a un’Alembrite Ti con terminazioni in titanio puro.

Primi studi sul vampirismo: il caso del vampiro di Bisanzio. Come e perché avvenga la trasformazione di un essere umano in vampiro resta un mistero. L’approccio medico, che vede nel vampirismo una sorta di epidemia virale, non spiega completamente il fenomeno che conserva misteriose origini sovrannaturali. Per questo motivo alle commissioni medico-scientifiche incaricate dagli Asburgo di indagare in segreto sul fenomeno, si sono aggiunti da subito esperti di esoterismo e folclore popolare. Caratteristiche peculiari dei vampiri – oltre alla necessità di bere sangue per sopravvivere potenzialmente in eterno – sono la straordinaria velocità e forza fisica, molto superiori a quelle degli esseri umani. Il primo vampiro catturato e studiato dalle commissioni medico-scientifiche degli Asburgo nei laboratori di Praga era originario di Bisanzio ed era venuto in Europa nel 1663 al seguito dei turchi. Al momento della cattura infestava le campagne attorno a Praga. Affamandolo i medici erano riusciti a estorcergli diverse informazioni sul suo conto: era in vita fin dall’300 d.C. circa, seguiva da sempre le armate per approfittare dell’abbondanza di sangue sui campi di battaglia. In seguito a esperimenti svolti sul vampiro di Bisanzio si è scoperto che un vampiro può sopravvivere anche senza sangue ma si indebolisce progressivamente fino a ridursi a uno stato simile al coma. Al contrario il vampiro non ha bisogno fisico di cicli di sonno o di riposo, può rimanere in condizione di veglia in eterno. Da un punto di vista fisiologico i vampiri non subiscono danni dall’esposizione alla luce solare, i loro corpi non sfuggono al fenomeno della riflessione, le immagini sacre (di qualsiasi natura esse siano) non causano loro alcun danno fisico. La loro soglia di sopportazione del dolore – a causa dell’alterazione delle funzioni del sistema nervoso involontario – è estremamente alta: praticamente il vampiro (benché il suo corpo possa essere ferito dalle più comuni armi) non percepisce dolore. Muore solo se ridotto in cenere. Studi successivi hanno provato che lo shock causato dalla trasformazione in vampiro ha conseguenze gravissime sulla psiche dei nuovi vampiri. Nella maggior parte dei casi l’impossibilità di invertire il processo di vampirizzazione, il senso di colpa e la vergogna per essere diventati una creatura considerata comunemente diabolica e mostruosa, spinge i vampiri a isolarsi dalla società civile e ad aderire, in maniera maniacale, alle credenze popolari che li riguardano. Da qui l’usanza dei vampiri europei di infestare i cimiteri, di evitare la luce del sole, le chiese, i crocifissi, gli specchi, ecc.

Il protocollo Zaide: vampiri-soldati. Il protocollo Zaide è l’insieme di tutte quelle regole e norme studiate per creare, istruire e addestrare i vampiri in modo da poterli impiegare in ipotetici scenari bellici. Il protocollo è frutto del lavoro di un selezionato gruppo di militari, scienziati ed esperti di esoterismo e folclore guidati dai filosofi e psicologi Franz Brentano, Carl Stumpf e Alexius Meinong. Finanziati e protetti dagli Asburgo, questi uomini costituiscono il cosiddetto gruppo Zaide. Sede non ufficiale del gruppo è il Klementinum a Praga, qui si trovano i laboratori di ricerca e i campi di addestramento. Il protocollo prevede quattro fasi: l’individuazione dei soggetti adatti, la vampirizzazione (eseguita da vampiri già irreggimentati dal protocollo), l’assegnazione di un responsabile al nuovo vampiro, l’istruzione vera e propria e l’addestramento militare. I soggetti a cui applicare il protocollo devono essere facilmente reperibili, non devono opporre troppa resistenza alla rieducazione e all’addestramento e non devono essere influenzati dalle credenze popolari sui vampiri (che li renderebbero inutilmente vulnerabili). Fino ad ora quindi il protocollo è stato applicato esclusivamente a giovani (è provato che vampirizzare un uomo giovane o un vecchio è indifferente: si produce sempre un vampiro con la medesima forza e velocità) provenienti dall’aristocrazia medio-bassa molto spesso ridotta sul lastrico e bendisposta a barattare i propri figli in cambio di titoli o sovvenzioni. In seguito agli avvenimenti della Rivoluzione Francese si è scelto di non applicare mai il protocollo alle masse popolari per evitare di renderle troppo forti e pericolose. Il ruolo del popolo all’interno del protocollo è quello del cibo: è previsto infatti che sia usato come principale nutrimento dei vampiri creati dal gruppo Zaide. Le ricerche condotte dal gruppo influenzeranno notevolmente lo sviluppo della Psicologia come scienza e contribuiranno enormemente alla nascita della Psicanalisi.

Spionaggio ai tempi degli Asburgo. Diventati indispensabili ai fini bellici, tutti i vampiri devono essere reclutati e condotti al fronte. Matska, viene incaricata di ritrovare Carmilla e riportarla in vita. La sua esecuzione – così come la maggior parte delle esecuzioni di vampiri – è stata volutamente incompleta (il corpo non era stato veramente bruciato) proprio per permetterne il recupero. Matska recupera il corpo di Carmilla (depositato dalle stesse autorità nella cripta di Karnstein), ma non la sua testa che è misteriosamente sparita. Deve indagare tra le persone coinvolte nell’esecuzione di Carmilla. A corte viene richiamato il generale Spielsdorf. Lo ricatta e, in cambio di notizie su sua nipote Bertha (che non è morta come lui credeva), ottiene l’informazione che le serve: in seguito a un abominevole patto tra i partecipanti all’esecuzione la testa è stata affidata al barone Vonderbug. Il barone è al libro paga di diverse nazioni, ma in particolare fa l’infiltrato per conto dei francesi che, da tempo, conoscono l’esistenza del progetto asburgico d’impiego dei vampiri in guerra. Vonderbug ha sottratto la testa di Carmilla proprio per evitare che torni in vita. È stato lui a mettere in contatto Laura col dottor Hesselius, incaricato dal governo britannico di indagare sui possibili risvolti bellici del fenomeno del vampirismo. Vive a Vienna e Spielsdorf porterà Matska a casa sua, ma loro due non sono i soli alla caccia del prezioso cranio.

Il nuovo vampiro della Stiria. Laura, l’ultima vittima di Carmilla, muore soffocata per le complicazioni dovute a una strana forma di anemia. Suo padre Silas – temendo che gli abitanti del posto pretendano per lei il brutale trattamento riservato ai sospettati di vampirismo – la notte stessa del decesso la seppellisce in gran segreto in un luogo isolato e deserto: le rovine del castello Karnstein, nella tomba di Carmilla. Scopre che il sepolcro è stato profanato. Contatta il generale Spielsdorf, richiamato a Vienna in gran fretta, per chiedergli consiglio sul da farsi. Spielsdorf gli scrive dei suoi incontri con Matska, gli rivela che è stata lei a sottrarre il corpo e che ora vuole la testa di Carmilla custodita da Vonderbug.
Laura nel frattempo torna a casa, massacra le sue governanti e il personale di servizio poi riduce in schiavitù suo padre. Lo costringe torturandolo brutalmente a parlarle dei progetti di Matska, poi pretende che lui – come risarcimento per averle sottratto Carmilla – l’aiuti a ritrovare la sua amante e a riportarla in vita. Vuole Carmilla tutta per se e non tollera l’idea che venga impiegata al fronte per combattere i francesi. Partono così diretti a Vienna, alla casa di Vonderbug.

A caccia di vampiri per conto di Napoleone. Vonderbug non è a Vienna, sta battendo la campagna della Stiria alla ricerca di Bertha, nipote del generale Spielsdorf. Sa che la ragazza non è morta, ma è diventata un vampiro e va eliminata per conto dei francesi. Non può ricorrere alla giustizia ordinaria perché il governo ha vietato i processi contro i vampiri, deve intervenire personalmente. Il suo contatto a Vienna per conto dell’Impero Francese gli ha promesso in pagamento dei suoi servigi un’Alambrite Au che lo salverebbe dalla sifilide che ha martoriato il suo corpo fino quasi a ucciderlo.

I sicari dell’impero britannico. Cina e Giappone sono considerati dal governo britannico mercati estremamente importanti, da sfruttare a fondo e senza scrupoli. Sfortunatamente, in entrambi i Paesi, la penetrazione degli occidentali è ostacolata e non può procedere se non ricorrendo a sistemi di convincimento drastici e violenti. Estorsioni e ricatti ai danni degli amministratori orientali sono all’ordine del giorno ma, se questo non dovesse bastare, il governo britannico ha a sua disposizione un’élite di sicari imprendibili e infallibili: i vampiri.

Dove è finita Carmilla? Nel Limbus, una sorta di aldilà simile nell’aspetto ai paesaggi di De Chirico. Gli abitanti di questa regione metafisica vivono in totale solitudine – incontrandosi controvoglia e molto raramente – in enormi spazi vuoti segnati da costruzioni dalle geometrie inquietanti, statue, ciminiere, orologi ecc.

“[…]il vampiro, quando viene eliminato dalla sua doppia esistenza, è proiettato in una condizione di vita ancora più orrenda”. J.S. Le Fanu

Dei loro corpi la parte che ne ha determinato la morte è avvolta in drappi bianchi che non possono in alcun modo rimuovere. Carmilla è completamente fasciata in un sudario: solo la sua testa è scoperta. Del Limbus e delle leggi che lo regolano non si sa altro se non il suo nome inciso in caratteri latini sui tombini e sui frontoni degli edifici.

Le vittime di Carmilla. Laura viene dichiarata morta nelle prime righe del racconto. Non si conoscono i dettagli del suo decesso, però sappiamo che lei era stata l’ultima ossessione di Carmilla. Quello che accade alle amiche/amanti di Carmilla è noto solo fino alla loro morte; Le Fanu non rivela in modo esplicito se, uccidendole, le trasformi in vampiri. Però, nel finale della storia, fa spiegare a Laura un processo di vampirizzazione che non lascia molti dubbi in merito. In quanto vampiro, le vittime di Carmilla – che non siano state impalate, decapitate e bruciate dopo la morte – sono destinate a diventare esattamente come lei. È ragionevole supporre che, sia Laura che Bertha Rheinfeldt (nipote del generale Spielsdorf), siano state trasformate in vampiro?

Il gentiluomo della Moravia. Il barone Vordenburg conosce l’ubicazione della tomba di Carmilla perché avrebbe ereditato l’informazione da un suo antenato. Questo misterioso avo (un gentiluomo della Moravia che – dichiara lui un po’ confusamente – in realtà era originario dell’alta Stiria) sarebbe stato l’ultimo amore di Carmilla, prima che la ragazza venisse uccisa da un vampiro (non ben identificato). Lui l’avrebbe sottratta al barbarico trattamento riservato ai sospetti vampiri, tenendo segreta l’ubicazione della sua tomba. Però, in età avanzata, avrebbe preferito tramandare il suo segreto agli eredi affinché riparassero al suo errore. Questa versione dei fatti è abbastanza sospetta e quasi certamente raffazzonata, forse per motivi moralistici. In primis stride clamorosamente con il comportamento di Carmilla che, nel suo modus operandi, manifesta esplicitamente le proprie preferenze sessuali. Probabilmente agli occhi di Le Fanu – rispettabile gentiluomo vittoriano – l’omosessualità di Carmilla andava necessariamente spiegata, a se stesso e ai suoi lettori, come una conseguenza della trasformazione in vampiro e quindi in un mostro. Ne consegue che Carmilla, in quanto mostro, cerchi di pervertire le proprie vittime in primo luogo spingendole alla pratica “mostruosa” dell’amore saffico. Una forzatura che oggi appare vistosamente anacronistica. Resta comunque un quesito irrisolto: se la storia dell’ antenato di Vordenburg  era una menzogna (completa o parziale?), come poteva il barone conoscere l’ubicazione della tomba di Carmilla?

L’anagramma. Tra i tanti enigmi proposti nel racconto colpisce per semplicità e forza il gioco anagrammatico del nome di Carmilla (Carmilla, Mircalla, Millarca). È parte integrante e irrinunciabile del modus operandi di Carmilla che inscena e sostiene per giorni elaborate farse col solo scopo di raggiungere le proprie vittime. Il canovaccio resta più o meno lo stesso (la madre deve affidarla alla famiglia di turno a cui appartiene la ragazza su cui Carmilla ha messo gli occhi), le circostanze costringono ad apportare varianti, ma lei rende il tutto più complesso costringendosi ogni volta a usare un anagramma del proprio nome originale (che è Mircalla Karnestein). Le Fanu – che fa spiegare questo dettaglio al barone Vordenburg – probabilmente ricorre a questo espediente per rimarcare la natura morbosa delle abitudini di Carmilla. Prima le cuce addosso un’ossessione da serial killer, poi però la fa discendere da una sorta di legge naturale, parodia insensata e lugubre di quelle che regolano l’esistenza dei comuni mortali. Nella spiegazione del fenomeno dell’anagramma in parte si contraddice lasciando intendere che, forse, questa “norma” riguarda solo il caso di Carmilla. Le Fanu Voleva veramente limitare il gioco dell’anagramma a lei, oppure avrebbe voluto estenderlo anche alle sue vittime vampirizzate?

Vampiro aristocratico e diurno. Carmilla discende da una famiglia nobile – i Karnstein – caduta in disgrazia per motivi imprecisati (si dice per eccessiva crudeltà e depravazione) e scomparsa da tempo (la madre di Laura era una sua discendente). Ha mantenuto anche dopo la morte abitudini “aristocratiche” insolite per i vampiri, perlomeno quelli descritti da Le Fanu nel suo racconto. Carmilla dorme fino a tardi, ama passeggiare all’aria aperta e alla luce del sole, tratta con riguardo solo gli appartenenti alla sua stessa classe sociale e disprezza (e per sfamarsi uccide brutalmente) tutti gli altri. Al contrario del prototipo di vampiro – presente nel testo di Le Fanu attraverso il racconto del boscaiolo – non dorme in un cimitero avvolta in un lurido sudario, ma riposa nelle sontuose dimore delle sue vittime riccamente vestita e circondata da mille cure e attenzioni. Torna alla sua tomba, usandola come rifugio, solo in situazioni di estremo pericolo. Le Fanu sembra quasi voler stabilire delle classi sociali anche tra i vampiri: un’“aristocrazia” – a cui appartiene Carmilla – che non cambia le proprie comode abitudini neppure dopo la morte e un “proletariato” costretto a un’esistenza animalesca e anonima. Unici punti in comune tra lei e gli altri vampiri sembrerebbero essere il colorito pallido (dovuto – come osserva Valerio Evangelisti nella prefazione all’edizione Fanucci – semplicemente al fatto che è morta da qualche secolo) e il rituale per giustiziarli. Ma quali sono – se ci sono – i criteri che usa Le Fanu per destinare i vampiri a una classe piuttosto che all’altra?

Contro tutte le leggi della fisica. Carmilla, in particolari circostanze, nella storia di Le Fanu può tramutarsi nel suo alter ego mostruoso: un grosso gatto nero. Inoltre Carmilla è in grado di passare attraverso muri e porte chiuse. Le Fanu non spiega come, quando e perché avvenga la trasformazione e neppure come possa Carmilla violare il principio fisico dell’impenetrabilità dei corpi (in soldoni: dove c’è un corpo, non ce ne può stare un altro). Presumibilmente sono entrambe manifestazioni della natura sovrannaturale di Carmilla e quindi non sono spiegabili razionalmente. Aumentando il grado di verosimiglianza della storia di Carmilla (così come avviene nel Canovaccio de Il corpo di Carmilla), ha ancora senso ricorrere a questo genere di espedienti?

Variazioni dalla storia originale. Benché l’estensione del canovaccio de Il corpo di Carmilla sia stata fatta cercando di rispettare il più possibile la storia originale di Carmilla ci sono state delle variazioni: nulla di macroscopico, ma per correttezza nei confronti delle fonti è giusto dichiararle. Per fare un esempio, all’inizio del racconto di Le Fanu Laura dichiara che i fatti raccontati si sono svolti otto anni prima della sua confessione ad Hesselius. Secondo la timeline de Il corpo di Carmilla invece tra la morte di Carmilla e l’incontro tra Laura ed Hesselius è trascorso solo un anno di tempo.