Il caso del vampiro di Klagenfurt

(Codice soggetto ZP9011) Herr M.C., diciotto anni, cattolico praticante (molto religioso, spaventato dal soprannaturale, vorrebbe diventare sacerdote), originario di Klagenfurt, Carinzia. La famiglia C. (i maschi della famiglia sono cavalieri per eredità) si professa cattolica, ma in realtà i suoi membri sono completamente atei. Proprietari terrieri da generazioni hanno perso quasi tutto a causa dai debiti di gioco del padre di M.C.
I C. sono stati selezionati frettolosamente senza indagare a fondo i disturbi della personalità della madre di M.C. Non sono stati presi in considerazione neppure i due casi presenti in famiglia (due zii da parte di madre di M.C.) di allucinazioni a sfondo mistico accertati dalle autorità sanitarie di Klagenfurt (sospetto Delirio onirico). Dal rapporto del mio collega inviato a trattare coi genitori, leggo che essi (per giustificare a se stessi la vendita del figlio) «si lamentano spesso, riferendosi alla sua vocazione religiosa, dell’infantilismo di M.C. e che ritengono la loro decisione di affidarlo alle autorità imperiali necessaria per farlo crescere».

Condizioni ante anamnesi: In data 15 febbraio 1868 M.C. è vampirizzato brutalmente da Herr Boldizsár Biro, incaricato della sua trasformazione. Questa violazione delle procedure ordinarie per la prima fase del Protocollo non è rimasta senza conseguenze. M.C. vive l’esperienza come uno shock psichico (paragonabile a una violenza sessuale) e rifiuta qualsiasi legame con Biro, anzi preferisce la fuga alla compagnia del vampiro. Rifugiatosi nel cimitero comunale di Klagenfurt, M.C. ha preso le abitudini dei vampiri descritti dalla superstizione cristiana (cfr. dal ZP9001 al ZP9010). Dietro nostro ordine la tutrice di Biro (Fraülein Berenice Mendler) è intervenuta per recuperare M.C. senza alcun successo (entrambi – Biro e Mendler – sono stati trasferiti a Csongrád in attesa di provvedimenti disciplinari). M.C. per fame ha aggredito e ucciso un guardiano del cimitero (l’ha percosso fino a spezzargli la colonna vertebrale. Dopo – imitando il pessimo esempio di Biro – ha fatto pratica della sua nuova alimentazione mordendo la sua vittima in più punti) attirandosi l’attenzione delle autorità locali. Su lapidi e sepolcri del cimitero di Klagenfurt sono comparse scritte (estratti dell’Ecclesiaste) attribuibili, dopo attenta perizia calligrafica, indiscutibilmente a M.C. Temo una recrudescenza mistica che potrebbe aggravare la sua condizione psicologica.

Primo incontro e anamnesi: M.C. (che non si preoccupa di cancellare gli indizi che conducono a lui) ha scelto per sé il sepolcro più lontano dalla cappella del cimitero (il meno sacro, tra i luoghi sacri presenti nel perimetro del cimitero). Ha scartato le cripte nobiliari per rintanarsi in un’umile fossa (pratica di mortificazione e autopunizione) a cui accede scostando una pesante lastra di marmo. In conformità ai dettami della tradizione cattolico-cristiana (confidando che anche M.C. ne rispetti i dettami) per maggiore sicurezza attendo l’alba e, con l’aiuto di quattro manovali, apro il sepolcro. Scopro che M.C. ha scavato dei tunnel che, passando di tomba in tomba, si perdono nell’oscurità. Dopo una rapida esplorazione dei tunnel scopro che sono quattro e seguono un preciso disegno: formano una croce latina, M.C. ha scavato la sua cattedrale sottoterra. Come prevedevo lo trovo nel punto corrispondente all’altare, disteso per terra con gli occhi sbarrati. Da una prima analisi posso affermare che la trasformazione, da un punto di vista fisico, è completa.
«Chi sei?» Domando.
«Nessuno».
«Devi essere qualcuno per potermi rispondere. Dunque chi sei?»
«Ligi munivo vecchiaia».
«Non ha senso. È un anagramma?»
«Sì».
«Quante parole contiene».
«Cinque».
«La prima?»
«Scoprila».
«La terza?»
«Mangia».
«L’ultima?»
«Vivi».
«Mangia vivi… Colui che mangia i vivi. Sei dunque tu colui che mangia i vivi?»
«Sì».  Stimolato mediante comunicazione verbale sviluppa una personalità distinta dalla propria a conferma della mia convinzione: è in uno stato di trance causato da allucinazioni sistematiche che lui accetta come condizione naturale convinto di dormire il sonno diurno dei vampiri. «Come ti senti? Stai bene?»
«Ho tanta sete, non riesco a smettere di bere».
«Temi dio».
«Sì, so che lui mi punirà per quello che ho fatto».
«Se ti dicessi che io vengo nel suo nome per salvarti, mi seguiresti?»
«La scorsa notte mi sei apparso: c’era una processione di anime e demoni e tu li guidavi verso la luce eterna. Conoscevo già il tuo volto, Dio me l’aveva mostrato. Hai con te il suo sigillo? Solo così potrò sapere che sei veramente tu, altrimenti dovrò mangiarti».
«Che genere di sigillo?»
«Scoprilo».
Voleva che gli mostrassi la croce di legno che custodiva nella sua copia personale della Bibbia. Si rifiutò comunque di seguirmi e di uscire alla luce del sole, dovemmo aspettare il tramonto.

Secondo incontro e trattamento: Internato al Klementinum M.C. risponde positivamente alla terapia ipnotica. Convincerlo che i simboli religiosi (in particolare cristiani) non hanno alcun effetto su di lui risulta impossibile. Inoltre – a causa del trauma subito – le sedute di ipnosi non sono servite a persuaderlo dalla convinzione che la vampirizzazione possa avvenire unicamente tramite un cruento abuso sulla propria vittima. Tende a riproporre sugli altri la violenza subita. Così pure si rivelano irremovibili gran parte delle sue convinzioni superstiziose riguardo i vampiri. Ogni dimostrazione pratica della sua invulnerabilità alla luce del sole o all’aglio si rivela inutile. Se si insiste M.C. ritiene di essere ingannato e si rischia di spezzare irrimediabilmente il legame di fiducia che ha instaurato coi medici del gruppo Zaide. A ogni tentativo di eludere questi blocchi reagisce con una violenza inaudita, arriva anche al punto di ferirsi seriamente. Si ricorre all’ipnosi per sviluppare nel soggetto Delirio megalomaniaco, in questo modo egli accetta la propria esistenza solo come manifestazione di una volontà divina i cui rappresentanti in terra sono i medici dello Zaide. Egli sostiene di vedere i fantasmi delle persone che ha ucciso, sostiene che convivono con lui e lo seguono ovunque vada. Insiste nella pratica di mortificazione della carne riducendo la propria igiene personale al minimo indispensabile. Sconsiglio l’impiego di M.C. nei territori di pertinenza di Vienna o Praga, meglio – se proprio lo si vuole usare – inviarlo lontano dalle città, non sarebbe in grado di convivere all’interno della società urbana. Per la scelta del tutore suggerisco uno dei religiosi legati allo Zaide.

Nota per il tutore: non si sottovaluti mai l’ossessione per la religione di M.C., gli serve per tenere a freno la propria violenza. Ciò che cerca in un tutore è una guida spirituale.
In fede,

Dottor Servác Kubec

14 marzo 2010

Scritto da Andrea Cattaneo

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