La guerra secondo Napoleone

La Grande Armée

La strategia di esaurimento – inaugurata da Gustavo Adolfo II re di Svezia – si basava su un principio molto semplice: la resistenza del nemico andava esaurita con determinazione, precisione e cura. La strategia militare adottata da Bonaparte – teorizzata da von Clausewitz e da Antoine-Henri de Jomini – aveva un’unica finalità: l’annientamento totale del nemico. Napoleone sosteneva invece che l’essenziale era annientare la parte più forte dell’esercito nemico, tutto il resto si sarebbe sistemato da solo. Volendo semplificare al massimo (per comodità degli autori) si potrebbe dire che Bonaparte applicò, con una certa costanza, due schemi: uno per attaccare (“le manoeuvre sur les derriéres”) e uno per difendere (“la posizione centrale“).

La manoeuvre sur les derriéres consiste in un attacco a sorpresa diretto alle retrovie nemiche attuato sfruttando la copertura fornita dagli ostacoli naturali (per fare due esempi: in Italia Napoleone ha usato il Po, a Ulm i monti del Giura e la Selva Nera). Mentre il nemico viene tenuto occupato da una attacco frontale – portato da una forza di contenimento che costituisce una parte minima di tutta l’armata – il grosso della Grande Armée (la forza principale) si muove al riparo della copertura strategica (Napoleone, nell’eventualità che non ci fosse un “riparo” naturale per nascondere questa manovra, usava la cavalleria leggera come schermo) e si dirige alle spalle dei nemici. A manovra avvenuta l’esercito nemico è costretto a combattere in condizioni di inferiorità:  i rifornimenti sono tagliati e non ha via di ritirata. La battaglia che ne consegue è già pesantemente condizionata.
La manoeuvre sur les derriéres

Con la posizione centrale, Napoleone inserisce come un cuneo la sua armata tra quelle nemiche, impedendo che si ricompattano. Egli, a capo della forza principale, si occupa personalmente del nemico più forte e affida a una forza di contenimento il compito di tenere occupati gli altri avversari. Una volta sconfitto il suo avversario (il nemico 1)  – prima che la forza di contenimento venga sopraffatta – Napoleone riunisce l’armata e procede a sconfiggere il prossimo avversario (il nemico 2). La manovra funzionava perché, stando al centro del campo di battaglia, gli spostamenti per via delle distanze ridotte risultavano più rapidi. Napoleone, per confondere e ingannare i nemici, e anche per permettere movimenti rapidi, era pronto a disperdere le sue forze su un fronte molto ampio. Le riuniva solo all’ultimo momento, concentrando rapidamente una forza decisiva in un punto critico dello schieramento nemico (la cosiddetta “concentrazione sul campo di battaglia”).

La posizione centrale

Dopo l’introduzione dell’Alembrite la tecniche militari di Napoleone non subirono grossi cambiamenti. La leggendaria rapidità di movimento della Grande Armée (ideale per realizzare la concentrazione sul campo di battaglia) era andata perduta a causa dell’appesantimento dei soldati sovraccarichi di protesi meccaniche. In compenso la loro resistenza era enormemente aumentata. I contingenti secondari – le forze di contenimento utilizzate per tenere occupato in nemico mentre il grosso dell’armata (molto più lento di prima) completava la manovra – erano ora perfettamente in grado di garantire copertura per un tempo pressoché illimitato. Per impedire ai nemici di logorare la Grande Armée con attacchi rapidi e ritirate veloci, i cavalli in dotazione all’esercito erano stati potenziati permettendo alla cavalleria di intervenire per tagliare le vie di fuga e rallentare il nemico quanto bastava.

{riferimenti storici: warfare.it – La strategia napoleonica di Nicola Zotti}

13 dicembre 2009

Scritto da admin

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