Il corpo di Carmilla

Morte di un diplomatico svizzero

VIENNA H. K., diplomatico svizzero da poco trasferito alla Rappresentanza Permanente Svizzera a Vienna, è stato trovato privo di vita nelle acque del Danubio. A effettuare il macabro ritrovamento due senza tetto che soggiornavano abusivamente lungo le sponde del fiume. La polizia – che, per garantire sicurezza e ordine in città, mantiene sotto costante controllo sfaccendati e balordi di ogni genere – è intervenuta nel giro di poche ore prestando i primi, inutili soccorsi allo sventurato. La polizia ha graziosamente informato la redazione del Wiener Zeitung dell’accaduto, specificando quanto segue: H. K. al momento del ritrovamento era completamente nudo, in condizioni fisiche pietose, vistosi lividi ricoprivano tutto il suo corpo. Leggi il resto di questo articolo »

Cari inglesi, il mostro di Frankenstein non mangiava escargot

Frankenstein, o il moderno Prometeo è uno spettacolo teatrale – in scena in questi giorni a Parigi – frutto di una rielaborazione faziosa e demagogica dell’omonimo romanzo della scrittrice inglese Mary Shelley. Vi dirò chiaramente (al contrario di quanto fanno i cosiddetti “giornali progressisti”) perché questa rappresentazione è un’offesa al popolo francese e un’aggressione alla dignità della Francia. Se il romanzo originale della signora Shelley (che, si maligna, fosse svanita e viziata come si conviene a ogni nobildonna inglese) già tradiva l’insensata e stupida paura degli abitanti di Albione nei confronti di una strabiliante rivoluzione scientifica (in grado di ridare vita a chi è morto), questa rielaborazione fa molto peggio: mistifica il vero. Il riferimento all’Alembrite, vanto della scienza francese, è talmente chiaro che sottolineandolo insulterei la vostra intelligenza. Ma procediamo con ordine. Il mostro creato dal dottor Frankenstein, tanto per cominciare, a teatro diventa, guarda caso, un’idiota di origini marsigliesi (e, tanto per canzonarlo ulteriormente, ghiotto di escargot: cibo che gli inglesi – forti della loro vomitevole arte culinaria – trovano disgustoso), impiccato perché talmente stupido da farsi arrestare mentre rubava in una chiesa. Tra le righe si legge chiaramente un messaggio razziale intollerabile: il marsigliese sarebbe un volgare delinquente e, in aggiunta, pure sacrilego. Il movente di questo sventurato è ovvio per l’autore di questa porcheria: è un francese. A questa infamia sarebbe inutile persino rispondere, ci limiteremo quindi allo sdegno composto: in Inghilterra (dove ci accusano di censurare ogni cosa!), a parti invertite, avrebbero reagito molto diversamente. Il suo creatore (che – colpo di scena – scopriamo avere origini francesi), non fa certo una figura migliore dato che viene presentato come un libertino effemminato che ha come unico merito quello di aver rubato le sue invenzioni a un ben più geniale collega inglese. Leggi il resto di questo articolo »

Edit III – Vienna, la capitale della gioia

Vienna alla fine del XIX° secolo è la capitale di un impero immenso e multietnico, un mondo a parte che percepisce l’aggressione napoleonica come una cosa lontana e vaga.
I viennesi, quelli che possono permetterselo, sono troppo presi dalle loro esistenze sui generis e spesso ambigue per curarsi della guerra in corso.
Eppure, nonostante l’immagine pulita e gioiosa che si sforza di dare, Vienna è percorsa in lungo e in largo da una paura strisciante: la fine dell’Austria è vicina?
I viennesi stanno danzando il loro ultimo valzer?
Perché il dottor Hesselius – uno dei personaggi più misteriosi creati da Joseph Sheridan Le Fanu – si trova in città?
Quali sono i suoi rapporti col barone Vordenburg?
Questi gli elementi del sesto capitolo, una storia dai toni onirici e dai contenuti forti (siete avvisati!).
La scadenza per la consegna per il settimo capitolo è fissata per lunedì 5 luglio.
Come sempre, in calce al sesto capitolo, troverete dei suggerimenti per procedere nel lavoro.
Buona lettura e buona scrittura a tutti.

La Redazione di Medeaonline

VI – Il progresso della Scienza

Il Wiener Zeitung, oltre alle false notizie di vittorie contro Napoleone, riportava la storia di un diplomatico svizzero suicidatosi nel Danubio: sul suo corpo c’erano segni di numerose percosse. Un’altra sordida storia viennese, stigmatizzò il dottor Hesselius gettando il giornale sul sedile della carrozza. Un’occhiata al panorama notturno di Vienna oltre il finestrino non lo tranquillizzò, considerava quella città la sentina di ogni vizio. I due cavalli del fiacre imboccarono la Kärntnerstrasse: il palazzo del barone Vordenburg era all’incrocio con Johannesgasse.
Il pensiero di quell’uomo gli ricordò il sogno che aveva fatto la notte precedente. C’era la dublinese coi suoi bellissimi capelli rossi: era nuda e inginocchiata davanti a Vordenburg, aveva la schiena imbrattata di sangue. Fissava il barone (Hesselius non lo vedeva in volto, ma era certo che si trattasse di lui) con un’intensità ambigua che poteva essere sia odio che desiderio. Di quel sogno gli era rimasto quel frammento e la sensazione di essere stato tradito con uno degli uomini che disprezzava di più. Benché si trattasse solo di un sogno (e nonostante lui e la dublinese non avessero una vera e propria relazione), Hesselius, senza rendersene conto, cominciò a covare il desiderio di vendicarsi.
Su una casa di Kärntnerstrasse qualcuno aveva scritto Finis Austriæ.
All’ingresso del palazzo di Vordenburg l’attendeva una governante giovanissima, quasi una bambina: gli aprì la porta e lo fece accomodare. Lo pregò di attendere mentre informava il barone della sua presenza. Hesselius la trovava troppo giovane per servire un uomo come Vordenburg che, di sicuro, l’aveva assunta con orrendi propositi. Il barone venne ad accoglierlo accompagnato dalla domestica: era vestito per uscire e puzzava di alcol. I due uomini si scambiarono i saluti di rito. «Andrea – disse il barone con spudorata familiarità alla ragazza –, portate il cappotto al dottore: usciamo subito». La ragazza obbedì svelta e, porgendo cappotto e cilindro a Hesselius, lo fissò con un’espressione indecifrabile. Hesselius era certo che, con quello sguardo, voleva rivelargli un indicibile segreto. Il dottore – che, senza alcuna ragione, temeva gli effetti del proprio fascino sulle donne – si impose cautela. Non gradiva gli scandali e, per dirla tutta, le donne lo attraevano e terrorizzavano allo stesso tempo. «Andiamo?» Intervenne Vordenburg interrompendo quel gioco di sguardi. In strada li attendeva la carrozza del barone; una volta a bordo, Vordenburg chiese al dottore cosa ne pensasse della domestica. «Si stanca troppo facilmente per i miei gusti». Disse il barone ed Hesselius faticò a scacciare l’immagine del volto delicato di Andrea stravolto dall’estasi. E se avesse usato lei come strumento della sua vendetta? Sarebbe bastato per umiliare Vordenburg?
«Vi porto in uno dei luoghi più incantevoli di Vienna». L’alito del barone puzzava di vino.
«Siete ubriaco fradicio, Vordenburg. Gradirei non ripetere l’esperienza della mia ultima visita: sono qui per affari».
«Che colpa ne ho io se è intervenuta la polizia? La mia regola è: prima il piacere, poi il dovere. Non faccio eccezioni per nessuno, neppure per gli amici come voi». Il barone prese un bauletto che teneva sotto il sedile e lo aprì: conteneva diverse bottiglie di Riesling, due tabarri, due tricorni e un paio di maschere color latte. «Prendete, indossateli». Disse porgendo tabarro, tricorno e maschera a Hesselius: poi si attaccò a una bottiglia.
«Perché vi riducete così? Voi siete uno stimato nobiluomo». Lo blandì il dottore tentando di dissuaderlo dai suoi misteriosi e terrificanti disegni. Leggi il resto di questo articolo »

Indagine sui vampiri inglesi

Dublino, 1868. Negli ultimi tempi l’indagine affidatami dal governo britannico aveva monopolizzato tutta la mia attenzione e la stesura del mio ultimo volume (Combattere le Banshee con l’isolamento acustico: quindici soluzioni economiche) si è bloccata. La notte uscivo per le mie ricerche e il giorno crollavo dal sonno: avanti così mi sarei certamente ammalato. Grazie al cielo ora – dopo le importanti informazioni ottenuto ieri notte – posso tirare il fiato.
Si può ben dire che tutto è cominciato in maniera piuttosto bizzarra ieri mattina quando qualcuno ha bussato alla mia porta. Si trattava di Miss Blánaid (una splendida ragazza nubile di diciannove anni) che – con la puerile scusa di esigere da me gli affitti arretrati degli ultimi sei mesi – voleva entrare nella mia stanza. Quando le dissi che il mio cuore era consacrato alla Scienza e che per lei non c’era speranza, dallo shock sfondò la porta a calci ed entrò. La poverina, per dissimulare la propria delusione, mi fracassò un pitale di Worcester in testa. Ripresi conoscenza solo a notte fonda. Ero disteso sul pavimento, tutto coperto da strani (e dolorosi) lividi bluastri: un fenomeno curioso che approfondirò senz’altro in un prossimo volume. Leggi il resto di questo articolo »

Alliaume d’Alembert: «Ecco tutta la verità sull’Alembrite»

È il fiore all’occhiello dell’industria francese e l’invidia dei nostri concorrenti stranieri. La ditta d’Alembert di Abainville in Lorena produce Alembriti dal 1775. Alla guida della ditta c’è oggi l’ingener Alliaume d’Alembert degno erede del grande capostipite di questa dinastia di industriali.
Chi è l’ingegner Alliaume d’Alambert, ci parli di lei?
Mi sono laureato all’Académie des sciences de l’Institut de France in matematica: è una tradizione di famiglia e ci tenevo a portarla avanti. Da anni però lavoravo negli stabilimenti di Abainville come semplice operaio.
Semplice operaio? Per quale motivo?
Noi d’Alembert abbiamo sempre fatto così, fa parte del nostro “apprendistato”. In questo modo impariamo a conoscere il funzionamento della ditta in ogni sua parte e poi siamo in grado di condurla meglio. E i nostri brillanti risultati commerciali lo testimoniano.
L’Alembrite è un prodotto particolare il cui funzionamento sfugge a molti nostri lettori. Lei potrebbe spiegarcelo in modo semplice e chiaro?
Ci proverò. In poche parole, il sogno del mio antenato Jean Baptiste Le Rond d’Alembert era quello di aiutare la gente che soffriva a causa di una malattia. Per questo si era dedicato alla Medicina, ma i limiti di questa disciplina sono i limiti stessi del corpo umano che è fragile e spesso si danneggia in maniera irreversibile. Leggi il resto di questo articolo »

L’ordine naturale delle cose

Tutto questo è semplicemente oltraggioso! Dico io, un romanzo che si intitola “Il corpo di Carmilla” si presuppone che abbia Carmilla – cioè me – come protagonista e non questo branco di farabutti che continuano a rubarmi la scena. Parliamoci chiaro: non va bene così. Ai bei tempi qualcuno sarebbe stato frustato a sangue e marchiato a fuoco per un affronto simile all’erede dei Karnstein. Oggi invece mi tocca stare ai capricci e alle follie di voi scriteriati autori (mi avete fatto finire avvolta di stracci in un posto noiosissimo…). Che tempi! Insomma, cinque capitoli sono andati e ancora nessuno ha ristabilito l’ordine naturale delle cose. Lo ripeto così che anche dei plebei come voi possano capire: io sono la protagonista di questa storia, è chiaro? Basta con Matska, Spielsdorf, quel degenerato di Silas e tutto il resto dell’allegra brigata: cosa avranno mai di tanto interessante? Io sono quella famosa, non Laura o Bertha, osate negarlo? Se Le Fanu ha intitolato la sua storia “Carmilla” ci sarà pure un motivo, no? La gente vuole sapere che fine ho fatto io, per cui sbrigatevi a farmi tornare. Ci siamo intesi? Non me lo fate ripetere.

Carmilla Karnstein

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Scrivi a: ilcorpodicarmilla@gmail.com La scadenza per la prossima consegna è fissata per il 7/09/2010.
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Commenti
  • Andrea: Se non sporchi e non ti rifai le unghie sul divano, qui puoi acciambellarti dove ti pare. Ho un debole per i...
  • Andrea: Chi può dirlo.!? Sembra un tipo piuttosto pericoloso, forse ci riserverà qualche sorpresa…
  • Marawao: Anch’io mi azzuffo nei villaggi, quando non ho abbastanza crocchette di pesce. Ma il nostro Alain ha...
  • Marawao: Andrea, è di nuovo una mia opinione: per quanto riguarda me, trovo la situazione stagnante. E non riguardo...
  • Andrea: Dimenticato, per fare capire agli interessati di cosa stiamo parlando io e Marawao, questo è il link al...
  • Andrea: Marawao, a me dialogare interessa sempre quindi qui (sei fai il bravo micino ;-) sarai sempre il benvenuto....
  • Marawao: Andrea, vengo a grattare direttamente la tua porta, se a te dialogare interessa: non mi sembra il caso di...
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L’ebook di Carmilla
Il corpo di Carmilla è disponibile (grazie al prezioso lavoro di joepsichip) sulla piattaforma Simplicissimus in formato ebook: per scaricarlo cliccate qui. Buona lettura elettronica!
Cronologia interattiva de Il corpo di Carmilla
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