Indagine sui vampiri inglesi
Dublino, 1868. Negli ultimi tempi l’indagine affidatami dal governo britannico aveva monopolizzato tutta la mia attenzione e la stesura del mio ultimo volume (Combattere le Banshee con l’isolamento acustico: quindici soluzioni economiche) si è bloccata. La notte uscivo per le mie ricerche e il giorno crollavo dal sonno: avanti così mi sarei certamente ammalato. Grazie al cielo ora – dopo le importanti informazioni ottenuto ieri notte – posso tirare il fiato.
Si può ben dire che tutto è cominciato in maniera piuttosto bizzarra ieri mattina quando qualcuno ha bussato alla mia porta. Si trattava di Miss Blánaid (una splendida ragazza nubile di diciannove anni) che – con la puerile scusa di esigere da me gli affitti arretrati degli ultimi sei mesi – voleva entrare nella mia stanza. Quando le dissi che il mio cuore era consacrato alla Scienza e che per lei non c’era speranza, dallo shock sfondò la porta a calci ed entrò. La poverina, per dissimulare la propria delusione, mi fracassò un pitale di Worcester in testa. Ripresi conoscenza solo a notte fonda. Ero disteso sul pavimento, tutto coperto da strani (e dolorosi) lividi bluastri: un fenomeno curioso che approfondirò senz’altro in un prossimo volume. Leggi il resto di questo articolo »
Alliaume d’Alembert: «Ecco tutta la verità sull’Alembrite»
È il fiore all’occhiello dell’industria francese e l’invidia dei nostri concorrenti stranieri. La ditta d’Alembert di Abainville in Lorena produce Alembriti dal 1775. Alla guida della ditta c’è oggi l’ingener Alliaume d’Alembert degno erede del grande capostipite di questa dinastia di industriali.
Chi è l’ingegner Alliaume d’Alambert, ci parli di lei?
Mi sono laureato all’Académie des sciences de l’Institut de France in matematica: è una tradizione di famiglia e ci tenevo a portarla avanti. Da anni però lavoravo negli stabilimenti di Abainville come semplice operaio.
Semplice operaio? Per quale motivo?
Noi d’Alembert abbiamo sempre fatto così, fa parte del nostro “apprendistato”. In questo modo impariamo a conoscere il funzionamento della ditta in ogni sua parte e poi siamo in grado di condurla meglio. E i nostri brillanti risultati commerciali lo testimoniano.
L’Alembrite è un prodotto particolare il cui funzionamento sfugge a molti nostri lettori. Lei potrebbe spiegarcelo in modo semplice e chiaro?
Ci proverò. In poche parole, il sogno del mio antenato Jean Baptiste Le Rond d’Alembert era quello di aiutare la gente che soffriva a causa di una malattia. Per questo si era dedicato alla Medicina, ma i limiti di questa disciplina sono i limiti stessi del corpo umano che è fragile e spesso si danneggia in maniera irreversibile. Leggi il resto di questo articolo »
L’ordine naturale delle cose
Tutto questo è semplicemente oltraggioso! Dico io, un romanzo che si intitola “Il corpo di Carmilla” si presuppone che abbia Carmilla – cioè me – come protagonista e non questo branco di farabutti che continuano a rubarmi la scena. Parliamoci chiaro: non va bene così. Ai bei tempi qualcuno sarebbe stato frustato a sangue e marchiato a fuoco per un affronto simile all’erede dei Karnstein. Oggi invece mi tocca stare ai capricci e alle follie di voi scriteriati autori (mi avete fatto finire avvolta di stracci in un posto noiosissimo…). Che tempi! Insomma, cinque capitoli sono andati e ancora nessuno ha ristabilito l’ordine naturale delle cose. Lo ripeto così che anche dei plebei come voi possano capire: io sono la protagonista di questa storia, è chiaro? Basta con Matska, Spielsdorf, quel degenerato di Silas e tutto il resto dell’allegra brigata: cosa avranno mai di tanto interessante? Io sono quella famosa, non Laura o Bertha, osate negarlo? Se Le Fanu ha intitolato la sua storia “Carmilla” ci sarà pure un motivo, no? La gente vuole sapere che fine ho fatto io, per cui sbrigatevi a farmi tornare. Ci siamo intesi? Non me lo fate ripetere.
Carmilla Karnstein
Il caso del vampiro di Klagenfurt

(Codice soggetto ZP9011) Herr M.C., diciotto anni, cattolico praticante (molto religioso, spaventato dal soprannaturale, vorrebbe diventare sacerdote), originario di Klagenfurt, Carinzia. La famiglia C. (i maschi della famiglia sono cavalieri per eredità) si professa cattolica, ma in realtà i suoi membri sono completamente atei. Proprietari terrieri da generazioni hanno perso quasi tutto a causa dai debiti di gioco del padre di M.C.
I C. sono stati selezionati frettolosamente senza indagare a fondo i disturbi della personalità della madre di M.C. Non sono stati presi in considerazione neppure i due casi presenti in famiglia (due zii da parte di madre di M.C.) di allucinazioni a sfondo mistico accertati dalle autorità sanitarie di Klagenfurt (sospetto Delirio onirico). Dal rapporto del mio collega inviato a trattare coi genitori, leggo che essi (per giustificare a se stessi la vendita del figlio) «si lamentano spesso, riferendosi alla sua vocazione religiosa, dell’infantilismo di M.C. e che ritengono la loro decisione di affidarlo alle autorità imperiali necessaria per farlo crescere». Leggi il resto di questo articolo »
Edit II – I segreti del bosco di Drunstall
Fräulein Bertha Rheinfeldt è finalmente sotto i riflettori. In Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu, la signorina Rheinfeldt rimaneva ai margini della storia, ma la sua era un’assenza pesante e importante tanto che sarà una delle concause dell’esecuzione di Carmilla. I due nuovi capitoli (anche questa volta non abbiamo resistito!) de Il corpo di Carmilla sono dedicati proprio a lei: raccontano la trasformazione di una ragazza dalla personalità complessa e sfuggente in un essere più simile a una ninfa dei boschi che a un vampiro. Sulle tracce della “dama dei boschi” (così l’hanno ribattezzata gli abitanti dei dintorni del castello degli Spielsdorf) c’è il gruppo Zaide intenzionato a recuperarla per concludere il protocollo incompleto che la riguarda.
Ma le novità non sono finite qui! Due mesi tra una consegna e l’altra sono lunghi da passare e quindi, per ingannare l’attesa di autori e lettori, abbiamo deciso di esplorare un po’ il vasto mondo de Il corpo di Carmilla. A partire da lunedì 15 Marzo, ogni due settimane, approfondiremo con voi le curiosità, la storia e i personaggi del romanzo. Daremo spazio ad aspetti più marginali (persino comici a volte!), ma non per questo meno interessanti (e utili per gli autori).
Per i vampiri lo scorrere del tempo non ha alcun significato, ma per gli scrittori sì. La storia de Il corpo di Carmilla copre un arco temporale di quasi trecento anni: in un lasso di tempo così lungo è umanamente difficile non perdere l’orientamento. Leggi il resto di questo articolo »
V La Dama del Bosco
L’erba tiepida di sole solleticava debolmente le sue guance e il suo naso. Aveva giocato tutto il pomeriggio, poi, stremata, si era accoccolata ai piedi di quella quercia abbattuta. I germogli nati dal ceppo parevano infinite braccia scheletriche volte a carpire la giovane in un abbraccio infernale.
Ma lei era così stanca che il sonno l’aveva sopraffatta proprio lì, nel boschetto.
Non aveva avuto modo né tempo per tornare a “casa”, quella volta.
Avrebbe dovuto usare maggiore cautela, pensò.
Quella sera doveva ricordarsi di prendere la strada che portava al cimitero.
Quando non cacciava, come in quei giorni, la fanciulla occupava il suo tempo in giri solitari e pensosi, canticchiando tristi melodie riempiva il silenzio spettrale delle prime ore dell’alba e di quelle all’imbrunire. Si aggirava passeggiando per il bosco, spiava la vita dei piccoli animali che lo abitavano. Essi però fuggivano intimoriti la sua presenza, più ancora di quanto fuggissero quella degli esseri umani. Così almeno le era sembrato. Quando non trovava di meglio, allora, si perdeva nella contemplazione di lunghe file di indaffarate formiche o di laboriosi ragni.
Quando non era a caccia, il tempo era un bene abbondante che poteva scialacquare con regale prodigalità. Solitamente, lo utilizzava occupandosi del proprio aspetto.
Non voleva rinunciare alla sua bellezza. Amava gli ornamenti e i gioielli, in giorni ormai lontani era solita ammirarne il fulgore e la magnificenza. Ma erano ricordi di un’altra vita. Anche ora se ne adornava con voluttà e compiacimento, solo, non erano più gli stessi di un tempo. Aveva monili di gusci vuoti di nocciole, spaccate con una pietra e bucate con perizia. Conservava in un tronco cavo ogni suo tesoro, collane di piccole bacche rugose, diademi di lucenti ciottoli di fiume, posticci di paglia intrecciata con profumate erbe di campo, pungenti ricci selvatici per guarnire la sua chioma, folta come la criniera di un destriero destinato a rimanere indomito e selvaggio. Leggi il resto di questo articolo »
IV L’istinto del vampiro
Per Bertha si era trattato di un incubo osservato con distacco. La lucidità andava e veniva a ondate con i ricordi più violenti: il dolore al collo, il freddo alle dita di mani e piedi, la fitta al petto, l’estrema unzione, il coperchio della bara che veniva sigillato e, infine, il tonfo della terra con cui l’avevano ricoperta. Poi nient’altro che buio e silenzio.
«Millarca». Bisbigliava Bertha con gli occhi spalancati a fissare l’oscurità. Non c’era aria sottoterra, solo l’odore delle camelie appassite. Leggi il resto di questo articolo »


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