Sull’originale di Le Fanu
■ Le vittime di Carmilla. Laura viene dichiarata morta nelle prime righe del racconto. Non si conoscono i dettagli del suo decesso, però sappiamo che lei era stata l’ultima ossessione di Carmilla. Quello che accade alle amiche/amanti di Carmilla è noto solo fino alla loro morte; Le Fanu non rivela in modo esplicito se, uccidendole, le trasformi in vampiri. Però, nel finale della storia, fa spiegare a Laura un processo di vampirizzazione che non lascia molti dubbi in merito. In quanto vampiro, le vittime di Carmilla – che non siano state impalate, decapitate e bruciate dopo la morte – sono destinate a diventare esattamente come lei. È ragionevole supporre che, sia Laura che Bertha Rheinfeldt (nipote del generale Spielsdorf), siano state trasformate in vampiro?
■ Il gentiluomo della Moravia. Il barone Vordenburg conosce l’ubicazione della tomba di Carmilla perché avrebbe ereditato l’informazione da un suo antenato. Questo misterioso avo (un gentiluomo della Moravia che – dichiara lui un po’ confusamente – in realtà era originario dell’alta Stiria) sarebbe stato l’ultimo amore di Carmilla, prima che la ragazza venisse uccisa da un vampiro (non ben identificato). Lui l’avrebbe sottratta al barbarico trattamento riservato ai sospetti vampiri, tenendo segreta l’ubicazione della sua tomba. Però, in età avanzata, avrebbe preferito tramandare il suo segreto agli eredi affinché riparassero al suo errore. Questa versione dei fatti è abbastanza sospetta e quasi certamente raffazzonata, forse per motivi moralistici. In primis stride clamorosamente con il comportamento di Carmilla che, nel suo modus operandi, manifesta esplicitamente le proprie preferenze sessuali. Probabilmente agli occhi di Le Fanu – rispettabile gentiluomo vittoriano – l’omosessualità di Carmilla andava necessariamente spiegata, a se stesso e ai suoi lettori, come una conseguenza della trasformazione in vampiro e quindi in un mostro. Ne consegue che Carmilla, in quanto mostro, cerchi di pervertire le proprie vittime in primo luogo spingendole alla pratica “mostruosa” dell’amore saffico. Una forzatura che oggi appare vistosamente anacronistica. Resta comunque un quesito irrisolto: se la storia dell’ antenato di Vordenburg era una menzogna (completa o parziale?), come poteva il barone conoscere l’ubicazione della tomba di Carmilla?
■ L’anagramma. Tra i tanti enigmi proposti nel racconto colpisce per semplicità e forza il gioco anagrammatico del nome di Carmilla (Carmilla, Mircalla, Millarca). È parte integrante e irrinunciabile del modus operandi di Carmilla che inscena e sostiene per giorni elaborate farse col solo scopo di raggiungere le proprie vittime. Il canovaccio resta più o meno lo stesso (la madre deve affidarla alla famiglia di turno a cui appartiene la ragazza su cui Carmilla ha messo gli occhi), le circostanze costringono ad apportare varianti, ma lei rende il tutto più complesso costringendosi ogni volta a usare un anagramma del proprio nome originale (che è Mircalla Karnestein). Le Fanu – che fa spiegare questo dettaglio al barone Vordenburg – probabilmente ricorre a questo espediente per rimarcare la natura morbosa delle abitudini di Carmilla. Prima le cuce addosso un’ossessione da serial killer, poi però la fa discendere da una sorta di legge naturale, parodia insensata e lugubre di quelle che regolano l’esistenza dei comuni mortali. Nella spiegazione del fenomeno dell’anagramma in parte si contraddice lasciando intendere che, forse, questa “norma” riguarda solo il caso di Carmilla. Le Fanu Voleva veramente limitare il gioco dell’anagramma a lei, oppure avrebbe voluto estenderlo anche alle sue vittime vampirizzate?
■ Vampiro aristocratico e diurno. Carmilla discende da una famiglia nobile – i Karnstein – caduta in disgrazia per motivi imprecisati (si dice per eccessiva crudeltà e depravazione) e scomparsa da tempo (la madre di Laura era una sua discendente). Ha mantenuto anche dopo la morte abitudini “aristocratiche” insolite per i vampiri, perlomeno quelli descritti da Le Fanu nel suo racconto. Carmilla dorme fino a tardi, ama passeggiare all’aria aperta e alla luce del sole, tratta con riguardo solo gli appartenenti alla sua stessa classe sociale e disprezza (e per sfamarsi uccide brutalmente) tutti gli altri. Al contrario del prototipo di vampiro – presente nel testo di Le Fanu attraverso il racconto del boscaiolo – non dorme in un cimitero avvolta in un lurido sudario, ma riposa nelle sontuose dimore delle sue vittime riccamente vestita e circondata da mille cure e attenzioni. Torna alla sua tomba, usandola come rifugio, solo in situazioni di estremo pericolo. Le Fanu sembra quasi voler stabilire delle classi sociali anche tra i vampiri: un’“aristocrazia” – a cui appartiene Carmilla – che non cambia le proprie comode abitudini neppure dopo la morte e un “proletariato” costretto a un’esistenza animalesca e anonima. Unici punti in comune tra lei e gli altri vampiri sembrerebbero essere il colorito pallido (dovuto – come osserva Valerio Evangelisti nella prefazione all’edizione Fanucci – semplicemente al fatto che è morta da qualche secolo) e il rituale per giustiziarli. Ma quali sono – se ci sono – i criteri che usa Le Fanu per destinare i vampiri a una classe piuttosto che all’altra?
■ Contro tutte le leggi della fisica. Carmilla, in particolari circostanze, nella storia di Le Fanu può tramutarsi nel suo alter ego mostruoso: un grosso gatto nero. Inoltre Carmilla è in grado di passare attraverso muri e porte chiuse. Le Fanu non spiega come, quando e perché avvenga la trasformazione e neppure come possa Carmilla violare il principio fisico dell’impenetrabilità dei corpi (in soldoni: dove c’è un corpo, non ce ne può stare un altro). Presumibilmente sono entrambe manifestazioni della natura sovrannaturale di Carmilla e quindi non sono spiegabili razionalmente. Aumentando il grado di verosimiglianza della storia di Carmilla (così come avviene nel Canovaccio de Il corpo di Carmilla), ha ancora senso ricorrere a questo genere di espedienti?
■ Variazioni dalla storia originale. Benché l’estensione del canovaccio de Il corpo di Carmilla sia stata fatta cercando di rispettare il più possibile la storia originale di Carmilla ci sono state delle variazioni: nulla di macroscopico, ma per correttezza nei confronti delle fonti è giusto dichiararle. Per fare un esempio, all’inizio del racconto di Le Fanu Laura dichiara che i fatti raccontati si sono svolti otto anni prima della sua confessione ad Hesselius. Secondo la timeline de Il corpo di Carmilla invece tra la morte di Carmilla e l’incontro tra Laura ed Hesselius è trascorso solo un anno di tempo.

Vuoi rivolgere le tue domande, osservazioni, insulti e quant'altro direttamente all'ideatore di questo progetto? 

